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STIAMO ALLA FINESTRA
Assistiamo ai piccoli battibecchi via forum e ai grandi via Tv... nihil sub sole novum!
Note da Napoli: Da un paio di giorni tutti i precari arrivano in ufficio debitamente abbronzati oltre che phardati e rimmellati. Sarà che vogliono farsi belli davanti al paio di telecamere installate all'ingresso?
Dentro non si può fumare (fioccano minacce di verbali ad ogni piè sospinto), fuori neanche ché ci si sente osservati... è arrivato il momento di togliersi anche 'sto vizio. Di bere non se ne parla neanche ché il precariato ci ha fatto venire la gastrite... quasi quasi mi trasferisco al Demanio, almeno là ci stanno un paio di guagliuncelle niente male (potere della trasformazione dell'ente pubblico in SpA... mavafangù!!!)
Parla Alberto: unica garanzia, l'insicurezza
Precario da otto anni. Assunto nel ’98, prima come lavoratore socialmente utile e poi, dal 2001, con un contratto di lavoro a tempo determinato, rinnovato da allora di anno in anno. Alberto Pisacane è delegato sindacale per la Funzione pubblica presso l’Agenzia del territorio di Napoli, che dipende direttamente dal ministero delle Finanze. Quarantadue anni, una moglie (precaria anche lei) che lavora nella scuola, due figli e un contratto in scadenza il prossimo 31 dicembre, per Alberto il futuro è un’incognita. Sono quasi un’ottantina i lavoratori che, come lui, vivono la medesima situazione d’insicurezza all’Agenzia del territorio del capoluogo campano. Tecnici geometri per lo più, tutti assunti come Lsu otto anni fa con il compito d’aggiornare la banca dati dell’agenzia. Spiega Alberto che la carenza d’organico fa sì che spesso, lui e i suoi colleghi, siano chiamati a svolgere mansioni ordinarie, sportelli, front office e via dicendo.
Insomma, lavoratori a pieno regime, ma senza il diritto di progettare il proprio futuro. "Sì, perché quando sei precario non puoi nemmeno pensare di comprarti una casa, non hai nessun tipo di sicurezza, e poi gli stipendi sono quello che sono, si sa". Racconta ancora Alberto che, tra i vari enti, agenzie, sanità, beni culturali e giustizia, ci sono in Italia diverse migliaia di precari. Tutti sulla stessa barca.
Il contratto scadrà alla fine dell’anno, ma desta preoccupazione, tra i non garantiti dell’Agenzia del territorio di Napoli, anche il frequente parlare di un possibile concorso finalizzato alla stabilizzazione di alcuni. "E come non potrei essere preoccupato – argomenta Alberto –: il concorso non ci dà alcuna garanzia". "Prima di essere assunti siamo stati formati e quello che ci viene detto ora è che potremmo risultare non vincitori di un concorso? Non parlo solo a nome mio – chiarisce Alberto –, ma di migliaia di precari che versano nella mia stessa condizione". Con la Finanziaria di quest’anno, il governo autorizza gli enti a stabilizzare con contratti a tempo indeterminato 7.000 precari e a questo scopo stanzia delle risorse. Eppure a loro, ai lavoratori dell’Agenzia del territorio di Napoli, non è dato sapere se – ed eventualmente quanti di loro – rientreranno nel novero dei neoassunti. Hanno investito anni in questo lavoro e ora rivendicano il diritto ad avere un po’ di sicurezza. Chiedono troppo?
Pubblicato su: (www.rassegna.it, Rassegna sindacale, n. 11, marzo 2006)
Questo, a scanso di equivoci, è ciò che pensa e dice un Ltd iscritto Cgil. La tessera non fa l'uomo signori.
Si può essere iscritti ad una Sigla che agli occhi di diversi colleghi sembra, e ribadiamo sembra, non voler fare gli interessi dei precari e camminare a testa alta; si può essere iscritti ad altra Sigla che urla ad ogni occasione la propria rabbia in favore degli stessi precari e doversi invece vergognare della propria dirittura morale*.
Questo post, per dar voce ad Alberto e per dimostrare che si può lottare in tanti modi per la stabilizzazione: uno di questi è parlare, scrivere, agire sognando di cambiare la linea, rimanendovi all'interno, della propria Sigla "innamorata" dell'ipotesi concorso.
* Per quanto riguarda la parte negativa della frase non v'è nessun riferimento diretto ad alcun collega, naturalmente.
RAGIONAMENTI ARTATI
Parte prima: Siamo già fuori Costituzione?
L'articolo 97 della Costituzione italiana cita:
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.
Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.
Ci chiediamo: Chi ha redatto l'articolo 97 della Costituzione poneva delle differenze tra impiego a tempo determinato e impiego a tempo indeterminato? Riteneva forse che in caso di assunzione a tempo indeterminato dovessero essere salvaguardati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione pubblica e nel caso di assunzione a termine gli stessi principi potessero andare a farsi fottere? Noi non ci crediamo!
Possiamo, noi impiegati a termine dell'Agenzia del Territorio assunti nel 2001 senza aver mai affrontato alcun concorso, ritenerci a pieno titolo rientranti nella casistica prevista dal comma "salvo i casi stabiliti dalla legge"? Noi crediamo di sì!
Avendo già scavalcato nel 2001 l'obbligo del concorso previsto dall'articolo 97 possiamo dire d'aver maturato il diritto a riscavalcarlo oggi per addivenire alla benedetta stabilizzazione? Siamo, come dire, ormai immuni da esso?
Boh, e chi lo sa?!!
RAGIONAMENTI ARTATI
Parte seconda: Siamo già fuori legge?
L'articolo 35 comma 1 del D. Lgs, 165 del 2001 cita:
Reclutamento del personale
L'assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene con contratto individuale di lavoro:
tramite procedure selettive, conformi ai principi del comma 3, volte all'accertamento della professionalità richiesta, che garantiscano in misura adeguata l'accesso dall'esterno;
L'articolo 36 comma 1 del D. Lgs, 165 del 2001 cita:
Forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale
Le pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle disposizioni sul reclutamento del personale di cui ai commi precedenti, si avvalgono delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa.
L'articolo 36 comma 2 del D. Lgs, 165 del 2001 cita:
In ogni caso, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione.
Ci chiediamo: Visto e considerato che il decreto legislativo 165/01 non sembra fare distinzioni tra rapporto di lavoro a tempo determinato e indeterminato (almeno nelle forme di reclutamento) possiamo affermare di essere stati assunti in deroga allo stesso? Se "no", come cazzo facciamo a far parte della pubblica amministraione se non abbiamo mai affrontato alcun concorso? E se "sì", possiamo affermare d'esser in deroga anche per quanto previsto dall'articolo 36 comma 2?
Boh, e chi lo sa?!!
RAGIONAMENTI ARTATI
Parte terza: Siamo già fuori testa?
Rispondendo, il 17 novembre 2000, ad una interrogazione parlamentare posta dall'Onorevole Cento, Ottaviano Del Turco allora ministro delle finanze ebbe a dichiarare: "...dopo ampia discussione, anche sulla base degli impegni già assunti dall'Amministrazione Finanziaria con il protocollo di intesa del 21 giugno 2000 e della rilevazione delle esigenze operative connesse soprattutto alla costruzione dell'Anagrafe dei beni immobiliari, si è convenuto di avviare un percorso - attraverso gli opportuni raccordi con il Ministero del Lavoro - che abbia l'obiettivo della stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili nei ruoli delle costituende Agenzie Fiscali.
Per consentire la predisposizione degli strumenti, anche legislativi, necessari per pervenire al risultato concordato, si è convenuto di prevedere intanto una ulteriore proroga che si estenda fino al 30 aprile 2001"
Il successivo 23 dicembre 2000 fu varata definitivamente la Legge n° 388 la quale conteneva all'articolo 78, comma 32 le seguenti disposizoni:
"32. Per l'integrazione dei servizi informativi catastale e ipotecario e la costituzione dell'Anagrafe dei beni immobiliari, previsti dall'articolo 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, da realizzare attraverso un piano pluriennale di attivita' straordinarie finalizzate all'implementazione e all'integrazione dei dati presenti negli archivi, anche al fine di favorire il processo di decentramento di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, il Ministero delle finanze e l'agenzia del territorio, a decorrere dalla data di trasferimento a quest'ultima delle funzioni del Dipartimento del territorio, possono provvedere, in attesa di una definitiva stabilizzazione e nei limiti delle risorse assegnate ai sensi dell'articolo 3, comma 193, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dell'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, alla stipulazione di contratti per l'assunzione a tempo determinato, anche parziale, per dodici mesi, anche rinnovabili, e fino ad un massimo di 1650 unita', dei soggetti impiegati nei lavori socialmente utili relativi al progetto denominato "Catasto urbano"."
Ci chiediamo: Ebbe un ruolo determinante nella stesura di questo comma l'allora ministro Del Turco? Sicuramente sì!
Possono dirsi, in questo caso, perfettamente coincidenti le volontà espresse dal Parlamento sovrano nell'approvare siffatto comma con quelle manifestate dal suo promotore durante quella risposta data in Parlamento il 17 novembre 2000 (risposta che conteneva le seguenti, chiarissime parole "stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili nei ruoli delle costituende Agenzie Fiscali")?
Possiamo affermare che fu quella una norma che prevedeva già in sè la previsione della definitiva stabilizzazione e che non fu attuata in quella sede solo per evidenti problemi economici?
Se "no", qualcuno ci spieghi che senso hanno le parole dette dal ministro Del Turco e cosa è insito in quella frase "in attesa di definitiva stabilizzazione" contenuta nel comma 32.
Se "sì", se effettivamente vera stabilizzazione non fu solo per evidenti problemi economici, ora che con l'ultima Finanziaria tali problemi sembrano essere stati superati (sennò che senso avrebbe prevedere provedure concorsuali stabilizzative? Fa che i ragionamenti artati non li facciamo solo noi?), si potrebbe eliminare per sempre dal comma 32 dell'articolo 78 della legge 388/00 le parole "in attesa di" e rendere effettive quelle benedette "definitiva stabilizzazione"?
Boh, e chi lo sa?!!
Ancora una volta abbiamo solo domande e ancora una volta, siamo certi, rimarranno inevase. E allora ne poniamo un'altra di domanda: dove cazzo sono i soloni conoscitori della Costituzione e delle leggi? Dove?
Dove quelli che non hanno dubbi sulla incontrovertibilità di una procedura concorsuale stabilizzativa? Ma come caspita fanno a non avere dubbi e come fanno a non schierarsi nettamente a favore di un decreto visto pure l'innegabile precedente rappresentato dai colleghi ex precari della Protezione civile?
Boh, e chi lo sa?!!
SENSIBILIZZANO
Apprendiamo da Federico via forum Uil che "...nel corso della prossima settimana le Segreterie Nazionali di FP CGIL CISL FP UIL PA UNSA/SALFI RDB-CUB FLP INTESA terranno una conferenza stampa per sensibilizzare l’opinione pubblica su una vertenza che è fondamentale per il miglior funzionamento dell’amministrazione finanziaria, garanzia di equità e giustizia fiscale, strumento di lotta all’evasione ed alle mille forme di elusione fiscale."
Era ora, epperò chissà se saremo invitati graditi.
Perché noi egregi colleghi, saremo presenti a questa conferenza stampa, è vero?
Siamo o non siamo parte fondante della vertenza globale tra Lavoratori e Agenzia che è fondamentale per il miglior funzionamento dell’amministrazione finanziaria, garanzia di equità e giustizia fiscale, strumento di lotta all’evasione ed alle mille forme di elusione fiscale?
Diamoci una calmata ragazzi io non so cosa e da dove nasce il vostro astio oggi nei miei confronti, ieri verso Giancarlo e domani, chi sarà il prossimo? Il nostro e il vostro è un gioco al massacro... continua al seguente indirizzo: clicca qui
Federico, spiace dover tagliare il tuo intervento ma è una questione di rispetto. Lo stesso identico post l'hai pubblicato sul forum uil.
Noi non pretendiamo nessuna esclusiva ma neanche accettiamo di essere usati come uno spazio anonimo su cui appiccicare come e quando ci pare il proprio sottile pensiero a mò di reclame pubblicitaria.
Non ce ne volere.
nuDear - Nunzio de Falco
Comunicazione di servizio per i... soliti ignoti
Da questo momento comparirà in calce ad ogni pagina dedicata ai commenti quanto sotto riportato:
"Non ci serve il punto di vista degli anonimi cacasotto, grazie. Se non ti ritieni tale fatti un account su www.splinder.com ed intervieni quando ti pare oppure facciamo che le puttanate o le cose serie ce le scrivi in privato (ltdterritorio@libero.it). Ciao"
Spiace, in questo modo, accomunare anonimi intelligenti e anonimi stronzi ma non abbiamo altri mezzi per arginare gli idioti della seconda specie.
Altre parole sulla questione sarebbero decisamente inutili per cui concludiamo porgendo le scuse a Giancarlo e a quanti siano stati vittime di offese gratuite tramite i commenti di questo modesto nostro spazio.
Saluti a tutti i precari di buona volontà
stemperiamoci un po'... pensamm 'a salute
Una cosa, il 15 marzo scorso, il dottor Imbucci e soprattutto il suo stimato collaboratore di sinistra avranno notato: il senso civico dimostrato dai precari nell'applicazione della norma antifumo nei locali pubblici.
Nessun refolo di fumo si è alzato nelle due ore e più in cui si era tutti riuniti nell'accogliente biblioteca.

Altra cosa le solite, affollate riunioni con i rappresentanti sindacali tutti in cui il fumo abbonda... Sarà per questo che, sotto sotto, noi siam più duri?
PICCOLI SGORBI NERI
Duecento piccoli calimeri, almeno duecento. Piccoli, indifesi e soli, senza alcuna chioccia gracchiante la parola concorso.
Venti di questi hanno avuto una lunga e poco interessante chiacchierata col dottor Imbucci (cui va il nostro ringraziamento tutto e sentito per averci ricevuto nonostante il forse poco ortodosso approccio), capo delle risorse umane dell'Agenzia.
Una chiacchierata giusto per rendersi conto che, se vogliamo addivenire al tanto agognato decreto, dobbiamo alzare il tiro. Dobbiamo mirare al ministro della Funzione pubblica come interlocutore principe ed ai veri responsabili sindacali del settore pubblico impiego: Podda, Tarelli e Bosco per la triplice e gli altri (pardon ma adesso ci sfuggono i nomi) per le altre non meno importanti sigle sindacali, a partire dalle RdB.
Possiamo pretendere che siano questi signori a salvaguardare, difendere, far valere i nostri diritti acquisiti. Possiamo pretenderlo, perché se ci riflettiamo, duecento precari trasversalmente riuniti, più o meno equamente iscritti a tutte le sigle sindacali, non sono pochi.
Non sono pochi tenuto conto delle vicissitudini che hanno accompagnato la nascita e lo sviluppo di questa manifestazione spontanea, slegata da interessi sindacali o di qualsiasi altra sorta.
Teniamoci stretti Cefalo e Adornato che tanto si sono profusi per noi, consultiamoci, accettiamone i consigli e scavalchiamo gli altri (che siam sicuri si sono profusi nella stessa maniera), a cui va comunque tutto il nostro ringraziamento ma che intendono perseguire una strada per noi troppo irta di difficoltà.
Siamo assolutamente convinti della loro buona fede (a scanso di qualsivoglia equivoco) ma quella che loro vedono come un'autostrada a 1527 corsie per la stabilizzazione per noi è una salita horst categorie da tour de France.
Fidiamoci dei proclami della triplice fatti all'indomani dell'emanazione del decreto per la protezione civile che chiedevano per noi un simile percorso stabilizzativo. Abbandoniamo l'isolamento che ci ha accompagnato fino ad oggi e cerchiamo la collaborazione dei colleghi dei Beni culturali, di Grazia e giustizia e degli altri precari inclusi nell'ormai famoso cartello dei 7000.
Ricuciamo tutti gli avvenuti strappi.
Non molliamo, non adesso, neanche adesso.
Grandi fatti di ieri stanno a piccoli fatti di oggi
come
il grande Pier Paolo Pasolini sta al piccolo scrivano precario
Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos'è questo golpe? Io so
di Pier Paolo Pasolini
Io so. Pier Paolo Pasolini Io invece, io non so manco perché ho postato questo vecchio, grande articolo di Pier Paolo Pasolini. Non so niente, niente niente niente ('o cazz!!!)... Lo ammetto, vorrei essere n'omm'e nient e invece sono solo uno che non tiene le palle di guardare la grande massa che domani se ne starà comoda al calduccio negli uffici. Sono solo un poveraccio che preferisce guardare al precario di turno che, giusto o sbagliato che sia, domani si farà 200, 300, 500, 1000 km per andare ad urlare a chi di dovere (che poii magari manco ti ascolta) un disagio che sale forte dall'anima. Stasera non ragiono di testa, ragiono di cuore e domani sarò al fianco di altri perdenti perché, a chi non gli brucia 'o mazz ed ha ancora la mente abbastanza fredda per ragionare o è un illuso più illuso di me o è un grandissimo disonesto ed io, con questi che reputo vincenti in questo mondo di merda, non ci voglio stare.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
So solo che invidio chi riesce a vivere beato senza fare un cazzo, senza dannarsi, senza esporsi. Chi vive di compromessi, chi si adagia quieto nel ventre della grande vacca sindacale. Chi non sai mai cosa pensa veramente. Chi prima ancora di vendere te ha già venduto abbondantemente se stesso. Chi abbraccia il potere perché "cummannà è meglio ch fottere" (se solo sapessero cosa sia fottere... ahiloro). Chi sa parlare alle spalle. Chi sta fra i compagni e compagno non è, chi sta tra i fasci e fascio non è.
Chi non è e racconta di essere, chi è e nasconde di essere. Invidio gli ipocriti, chi ha sempre qualcosa da fare nel momento in cui ti serve la sua mano.
ROMA, 15 MARZO 2006
Appoggiamo, nel nostro piccolo, senza indugio alcuno l'iniziativa portata avanti da diversi colleghi che "ci vede convocati" per il 15 marzo a Roma presso Largo Leopardi, sede centrale dell'Agenzia, per un sit in di protesta nei confronti delle proposte stabilizzative portate avanti dall'Agenzia stessa ed avallate da alcune sigle sindacali.
Ciò nonostante non possiamo non riflettere sulle parole di una persona che in fatto di manifestazioni a difesa dei diritti dei lavoratori ha sicuramente molta più esperienza di noi tutti precari, Roberto Cefalo.
In un post di risposta ad un intervento di Federico Righi sul forum Uil, Roberto firma queste parole: "...condivido l'idea di far sentire la propria voce e di fare pressing sull'Agenzia e sulle OO.SS.
Ma bisogna stare attenti ed agire con coerenza, ma anche misurando ogni passo.
Se ogni due per tre minacciamo la "marcia su Roma" alla fine troppe marce rischiano di diventare quasi un'abitudine, e fanno perdere il senso dell'importanza delle iniziative, che invece debbono essere adottate al momento giusto.
La strada per superare le resistenze e le posizioni perdenti della controparte e degli altri "attori", passa innanzitutto in una dura e forte presa di posizione dei Lavoratori a tempo determinato che aderiscono a quei sindacati, e mi risulta che ne sono parecchi."
Orbene, noi condividiamo in pieno questi semplici concetti ed abbiamo "paura" semplicemente di due cose: 1) della stanchezza dei lavoratori (soprattutto di quelli che vivono lontano da Roma) e nello svilimento che un'eventuale fallimento di questa ulteriore "marcia sulla capitale" possa essere indotto nei più deboli di essi. 2) La consapevolezza che è spesso molto complicato per noi precari assumere una "dura e forte presa di posizione" nei confronti delle OO. SS maggiormente affascinate dall'ipotesi concorso.
Fatte queste premesse, lanciamo la nostra proposta: convocare per il 15 solo piccole delegazioni formate preso ogni ufficio e consegnare nelle mani dei rappresentanti sindacali e dell'amministrazione un documento rivendicativo.
Nello stesso tempo sfruttare la giornata romana per dare vita, gettare le basi almeno, ad un organismo che abbia almeno una minima sorta di validità giuridica che sappia porsi come interlocutore tra noi lavoratori, le organizzazioni sindacali e, nel caso, l'amministrazione stessa.
Un'associazione tra noi precari che coordini lotte e quant'altro serve per addivenire, col minor dispendio d'energie e col maggior successo possibile, nei tempi e nei modi, alla tanta agognata stabilizzazione nei ruoli dell'Agenzia.
Non una copia del vecchio coordinamento che tanto ha fatto ma che evidentemente ha esaurito la sua spinta propulsiva ma un organismo nuovo in rappresentanza della totalità (si spera) dei precari che elegga al suo interno i rappresentanti che maggiormente ritiene degni di farne parte.
A tal uopo abbiamo scovato tra i tanti siti precari che vivacizzano la rete quello dei precari dell'enea ed ivi uno statuto di una costituita associazione che noi ci siam pregiati di utilizzare come canovaccio e proponiamo in calce.
Noi la buttiamo quì questa nostra proposta. Magari è una cazzata stratosferica, magari no... Dateci qualche consiglio, proponete qualcosa: suggerimenti, variazioni, cancellazioni, integrazioni... è tutto bene accetto.
Statuto Associazione
1.Denominazione e attività
L’Associazione " G1527" è una libera associazione il cui ambito di attività è limitato agli Uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio sparsi su tutto il territorio nazionale.
2.Scopo dell’associazione
Lo scopo dell’Associazione "G1527", nel seguito denominata semplicemente Associazione, è quello di:
a) coordinare le iniziative di lotta dei precari per la stabilizzazione nei ruoli dell’Agenzia del Territorio,
b) porsi come organo propositivo, protagonista e non antagonista, ma comunque autonomo, nei confronti delle organizzazioni sindacali di cui non si mettono in discussione ruoli e valori,
c) valorizzare l’attività dei precari all’interno dell’Agenzia del Territorio.
3. Durata
La durata dell’Associazione è a tempo indeterminato, salvo:
1. scioglimento "de iure";
2. scioglimento deliberato con votazione diretta nell’ambito di un’Assemblea Generale a cui partecipino almeno 1/3 degli associati totali;
3. scioglimento con referendum sottoscritto da almeno 2/3 degli associati totali.
4. Componenti dell’Associazione
Sono soci dell’Associazione i lavoratori precari dell’Agenzia del Territorio con contratto di lavoro dipendente a tempo determinato. I soci si dividono in Ordinari e Fondatori.
L’appartenenza all’una o all’altra lista è scelta volontaria ed insindacabile di ciascun associato e può essere cambiata in ogni momento con semplice comunicazione verbale al Segretario, che deve prenderne nota.
5. Diritti degli associati
I diritti degli associati, in via esemplificativa e non tassativa, sono i seguenti:
1. Assistere alle riunioni dell’Assemblea, con diritto di parola e voto, con possibilità di farsi rappresentare nella riunione dell’Assemblea da qualsiasi altro socio dell’Associazione che ne abbia diritto, potendo delegare lo stesso al voto, secondo le procedure legalmente stabilite per la rappresentanza. Ogni socio può , in Assemblea Generale, rappresentare al massimo un altro socio.
2. Tutti gli associati possono essere chiamati a ricoprire cariche associative.
3. Controllare il governo e la gestione, nonché i servizi e le attività dell’Associazione, secondo le norme legali e Statutarie.
4. Chiedere e ottenere informazioni circa la gestione dell’Associazione, lo stato della amministrazione e ricevere informazioni circa le attività in corso dell’Associazione.
5. Ricevere informazioni tramite la mailing-list "Gruppo 1527".Il rapporto associativo è a tempo indeterminato.
6. Obblighi degli Associati
Gli obblighi degli associati sono:
1. Adattare il proprio comportamento alle norme statutarie.
2. Eseguire le direttive dell’Assemblea e osservare le norme stabilite.
3. Prestare la collaborazione necessaria per il normale funzionamento dell’Associazione.
4. Assumere gli obblighi derivanti dagli incarichi per i quali saranno stati eletti.
7. Organi dell’Associazione
Gli organi dell’Associazione sono strutture distinte e separate per funzione e organizzazione, secondo la normativa vigente, con una netta distinzione tra organi preposti all’attività organizzativa e di indirizzo, e quelli con funzioni amministrative e di controllo.Gli organi dell’Associazione sono il Presidente, il Segretario, la Segreteria e l’Assemblea Generale.
8. L’Assemblea Generale
E’ costituita dall’insieme di tutti i soci, sia ordinari sia fondatori, che si riunisce secondo un calendario stabilito dalla Segreteria, e comunque ad intervalli non superiori ai 30 giorni. L’Assemblea Generale ha il compito di stabilire le linee generali dell’iniziativa dell’Associazione. Le sue decisioni sono prese a maggioranza dei presenti, con un singolo voto per ogni associato, indipendentemente dal suo ruolo o status all’interno dell’Associazione. L’Assemblea può essere convocata dalla Segreteria o da un minimo di 1/3 degli associati. La convocazione ed il relativo ordine del giorno dovranno essere comunicati a tutti i soci almeno 20 giorni prima della data fissata. L’Assemblea Generale si riunisce di norma presso (sede da stabilire) ed è validamente costituita qualunque sia il numero degli associati con diritto di voto presenti.
9. La Segreteria
E’ l’organo esecutivo del Coordinamento. Le decisioni della Segreteria sono prese a maggioranza relativa dei membri, a votazione palese.Ha il compito di predisporre proposte operative per il raggiungimento dei fini dell’Associazione e di individuare gli strumenti per metterle in pratica. Le deliberazioni prese dall’Assemblea Generale sono vincolanti per le decisioni della Segreteria, che deve prendere decisioni in grado di attuarle.La Segreteria è costituita da tre membri eletti, dal Presidente e dal Segretario. I membri, ad esclusione del Segretario, sono scelti per libera votazione tra tutti gli appartenenti alla lista dei soci fondatori. La votazione si svolge per via elettronica, ed ogni socio può esprimere due preferenze. Sono eletti i quattro soci fondatori che ottengano il maggior numero di voti. In caso di parità, risulta eletto il più anziano in età. La Segreteria dura in carica un anno e ogni suo membro potrà essere rieletto al massimo per altre due volte, anche non consecutive, intendendo per anno l’intervallo di tempo che separa le Assemblee elettive.
10.Il Presidente
La Segreteria elegge il Presidente tra i membri eletti. Il Presidente è l’organo di rappresentanza e garanzia dell’Associazione. Egli deve presiedere le sedute della Segreteria, valutare se le proposte siano in linea con gli scopi dell’Associazione enunciati all’art. 2 e con le delibere dell’Assemblea Generale, e guidare e dirigere le rappresentanze e le riunioni con organi esterni all’Associazione. Il Presidente può far valere il suo diritto di veto su iniziative degli altri membri della Segreteria che non siano in linea con gli scopi dell’Associazione. Tali iniziative saranno oggetto di votazione alla successiva Assemblea Generale.
11. Il Segretario
Il Segretario è eletto dalla Segreteria tra i soci non eletti. Il Segretario è presente alle sedute della Segreteria ed ha diritto di voto.Il Segretario deve redigere il verbale di tutte le riunioni, e operarsi perché siano rese pubbliche. Deve mantenere i contatti con soggetti esterni all’Associazione, e tenere informati gli altri organi dell’Associazione sulle loro iniziative. E’ il responsabile di tutti gli organi di comunicazione dell’Associazione (mailing list e quant’altro). Si assume l’onere di organizzare le iniziative dell’Associazione, in collaborazione con gli altri soci. Tiene lista degli associati, divisa per fondatori ed ordinari, e cura i passaggi dei soci che lo desiderino da una lista all’altra.
12. Partecipazione alle attività e rappresentatività degli uffici provinciali Agenzia del Territorio
Per consentire una ancor più attiva partecipazione alle attività dell’Associazione dei soci appartenenti alle diversi Sedi ogni ufficio potrà nominare un proprio rappresentante delegandogli, in deroga all’art. 5 punto 1, il voto di tutti gli associati appartenenti all’ufficio. Il rappresentante eletto collaborerà con la Segreteria fornendo suggerimenti e proposte per la predisposizione dell’ordine del giorno dell’Assemblea Generale.12. Quote associativeLA Segreteria, anche su proposta dell’Assemblea Generale, può stabilire che sia necessaria una quota associativa a fronte di spese documentate per l’Associazione, anche se la presenza di una quota sociale non è considerato di per sé un elemento caratterizzante della vita dell’Associazione stessa. La quota deve avere una durata temporale. Il Segretario è responsabile della raccolta delle quote associative e della gestione della cassa. Tiene un registro di entrate e di uscite. La Segreteria può, in casi estremi, escludere un associato dalle attività che richiedano un impegno economico, quando questo risulti reiteratamente moroso. Tale decisione deve comunque essere ratificata dall’Assemblea Generale.
DETTO, FATTO!
Giancarlo Uva dice sempre cose interessanti... nello specifico, sul forum Uil:
"Quelli “promossi” non avrebbero comunque da star tranquilli perché in un’eventualità come questa, salterebbero tutti gli indugi da parte degli esclusi per aprire vertenze e ricorsi ed oltretutto, non è da escludere a priori, che non avendo più nulla da perdere, qualcuno, visto il clima esasperato che si verrebbe a creare, potrebbe anche scegliersi un bersaglio fra i diretti responsabili del misfatto, ed essere tentato persino di farsi giustizia a modo proprio. Viste le premesse riscontrabili giornalmente, forse da carcerato e nell’ottica rieducativa di reinserimento, gli sarebbe più facile avere finalmente accesso ad un posto a tempo indeterminato oltretutto con la diretta tutela delle istituzioni, considerato che lavorare onestamente e con risultati tangibili non sembra essere sufficiente in questa repubblica delle banane, a raggiungere tale scopo."

*l'originale della vignetta modificata è di Vauro... adda campà cient'ann!!
Comunicazione di servizio... democratico
è attivo, consultabile anche dai singoli uffici, un forum offerto da Uil Coordinamento per l'occupazione... Clicca quì
Quanta fretta, ma dove corri; dove vai Cos'è questa improvvisa smania di concertare su un concorso che ormai nessuno vuole più? Cos'è successo di nuovo, cosa bolle in pentola? Perché urge incontrarsi il 15 prossimo venturo? Noi non dimentichiamo il recente decreto che ha stabilizzato i colleghi della Protezione civile così come non dimentichiamo le parole firmate dai rappresentanti nazionali Cgil Cisl e Uil posteriori all'emenazione dello stesso: "Il Governo, così come ha fatto per un centinaio di dipendenti del Dipartimento della Protezione Civile, deve emanare un provvedimento legislativo che ponga fine a questa situazione. E’ questa l’unica strada percorribile per evitare conflitti e per far funzionare al meglio la Pubblica Amministrazione." Perché abbandonare questa chiara rivendicazione? Forse che a voi piaccia non evitare conflitti di alcuna sorta? Non ci crediamo. Noi sappiamo che le parole dette da, o che riguardano il, ministro Baccini: 13 giugno: "Ieri, il Ministro per la Funzione pubblica, Mario Baccini, ha ricevuto una delegazione dei sindacati CGIL CISL e UIL per un confronto sul precariato nella Pubblica Amministrazione. 16 giugno: "Proporrò al consiglio dei ministri un piano che, attraverso concorsi ed esami ad hoc porti all'assunzione di tutti i precari della pubblica amministrazione". 01 luglio: "il Ministro per la funzione pubblica, Baccini, ha svolto un’ampia relazione circa l’attuale situazione del cosiddetto lavoro precario nella pubblica amministrazione, segnalando come il frequente ricorso a forme di lavoro flessibile, anche per lo svolgimento di compiti istituzionali delle amministrazioni, abbia determinato distorsioni e inefficenze alle quali occorre porre rimedio definendo una disciplina più rigorosa ed avviando, compatibilmente con le disponibilità finanziarie, una progressiva stabilizzazione del predetto personale precario." 14 settembre: "...si parla di un piano di assunzioni a cui sta lavorando il ministro della funzione pubblica e che riguarda ministeri etc etc... Il progetto che dovrebbe confluire nella prossima Finanziaria, prevede l'immissione in ruolo di circa 7000 dipendenti pubblici che da anni, almeno otto, hanno contratti a tempo determinato reiterati con la P.a. Sono contratti a tempo, con i quali però si supplisce alle carenze di personale dovute al blocco del turn over... argomenta Baccini, battendo il tasto di una regolarizzazione a costo aggiuntivo pari a zero." si tradurrebbero in un'unica soluzione possibile: un concorso per noi solo noi solo noi, se non riservato assolutamente blindato ma il problema vostro, di voi concertatori in questo caso, è che noi il concorso non lo vogliamo più! E' una questione di principio, di uguaglianza fra cittadini italiani, di pari dignità fra precari di due enti pubblici. Noi non ci stiamo, non ci possiamo stare, non ci vogliamo stare. Decreto!!!
se ci ascolti per un momento, capirai
Il Ministro Baccini, nel ribadire che la soluzione del problema del precariato nella PA non è più rinviabile, ha assunto l'impegno di approfondire il tema e di sottoporre alla valutazione del Governo alcune iniziative, non esclusa quella legislativa, per sciogliere, definitivamente, un nodo che riguarda circa 6.500 unità di personale a tempo determinato, impiegate da molti anni - presso diverse amministrazioni in funzioni e compiti istituzionali.
La scelta del Governo di avviare a soluzione le problematiche del Dipartimento della protezione civile e del precariato della scuola non può che inquadrarsi in un intervento più organico, che preveda, anche, meccanismi per evitare il formarsi, in futuro, di nuove aree di precariato."
E' anche, da non sottovalutare, una questione di economicità. A che pro un concorso? Per spendere ulteriore denaro pubblico? Per dimostrare un'idoneità che già ci viene riconosciuta attraverso l'elargizione di uno stipendio da otto anni?
Quel decreto del maggio scorso ha dimostrato che sono percorribili altre strade stabilizzative al di là della procedura concorsuale, non abbandoniamole!
Per questi banali motivi abbiamo la presunzione di affermare che chi si siederà a questo tavolo delle trattative lo farà esclusivamente per sè e per una sparuta minoranza di noi precari, non per la maggioranza di tutti noi che, voi volenti o nolenti, si è espressa in un recentissimo passato in maniera assolutamente chiara...
SIAMO SOLI
La grande stampa ci è sostanzialmente contro. Il corriere della sera con Sabino Cassese prima e L'Espresso con Paola Pilati adesso, tra i tanti altri naturalmente.
L'amministrazione fa il suo gioco tenendoci in questa, per lei evidentemente conveniente, infinita precarietà.
I sindacati latitano (non troviamo altro termine per definire il loro sostanziale immobilismo).
I politici, in piena campagna elettorale, pensano ai bonus bebè o alle carte d'oro per i nonni.
E noi? Noi, noi ci permettiamo persino il lusso di litigare tra noi... Prendiamoci a martellate sulle palle veramente, almeno facciamo un po' di rumore!